Ansia e Disturbi D’ansia

L’ansia è una condizione emotiva di disagio, inquietudine, senso di oppressione che può, per esempio, precedere una prova (esame-incontro di lavoro) o presentarsi in occasione di eventi negativi quali lutto o malattia. Altro è la paura, acuto turbamento dovuto ad un reale e imprevisto pericolo o minaccia che comporta, di solito, reazioni di fuga o di lotta.  Ansia e paura sono comuni nel nostro vivere. Sono disturbi d’ansia:

  • Disturbo d’ansia generalizzato;
  • Fobie (f. specifica, f. sociale, attacchi di panico/disturbo di attacchi di panico, agorafobia);
  • Disturbo d’ansia di separazione;
  • Mutismo selettivo.

DISTURBO D’ANSIA GENERALIZZATO
Lo caratterizza una preoccupazione eccessiva. Gli adulti si preoccupano “troppo” per le cose quotidiane e abituali del vivere (lavoro-salute-faccende domestiche-viaggi). Accusano “nervi a fior di pelle”, affaticamento, difficoltà di concentrazione, problemi di sonno, tensione muscolare. Il disturbo si presenta di solito intorno ai 30 anni di età ed è frequentemente cronico con andamento fluttuante nel corso della vita.
I bambini e gli adolescenti si preoccupano “troppo” della scuola e delle loro capacità in genere. Sono perfezionisti, tendono a rifare ciò che non li soddisfa, cercano apprezzamento e rassicurazione.

FOBIE
Fobia specifica
Ansia intensa dovuta a situazioni o oggetti specifici (movente fobico). Tra i moventi fobici più comuni: animali (zoofobia), altezza (acrofobia), temporali (brontofobia).
Gli individui con tale disturbo si adoperano costantemente per cercare di evitare il movente fobico (evitamento). Spesso i soggetti con fobie di ferite, sangue, iniezioni, in presenza dell’evento svengono. Solitamente si manifesta intorno ai 10 anni, se persiste fino all’età adulta assai difficilmente si risolve. Nei bambini è causa di pianto o collera, aggrappamento o immobilizzazione. Si riscontra una significativa maggiore probabilità di tentativi di suicidio.

Fobia sociale
La caratteristica principale è un’ansia marcata connessa a eventi sociali in cui si è osservati/ascoltati (parlare in pubblico- incontrare persone-esibirsi). Comportamenti di evitamento vengono adottati. Nei bambini il rifiuto si manifesta con pianto, crisi di collera, immobilizzazione, aggrappamento, fuga, mutismo. Per la certezza di diagnosi , nei bambini, è necessario che il problema si abbia in presenza di coetanei. Il disturbo più spesso esordisce tra gli 8 i 15 anni, a volte dopo una esperienza negativa (per esempio essere vittima di bullismo). La gran parte degli individui migliora nel giro di pochi anni.

Attacchi di panico/disturbo di attacchi di panico
La parola “panico” deriva dal greco e significa “del dio Pan”, divinità che incuteva terrore ai viandanti. Comparsa di ansia estrema, quasi terrore, che giunge all’acme in pochi minuti.
Il paziente può avere alterazioni del ritmo cardiaco, sudorazione, tremori, difficoltà respiratoria, dolore/oppressione al petto, vampate di calore o brividi, senso di vertigine e instabilità, vomito/disturbi addominali, torpore/formicolii, senso di irrealtà o di essere separati da se stessi, timore d’impazzire o perdere il controllo, timore di morire.
Si parla di “disturbo di attacchi di panico” se gli attacchi sono ricorrenti, cioè si ripresentano, e inaspettati, cioè non vi è un elemento conosciuto che li favorisca, è tale, per esempio, l’attacco notturno che sveglia il paziente dal sonno. Gli “attacchi di panico”, invece, sono attesi perché riconoscono fattori favorenti (per esempio guidare di notte o altri fattori).
Disturbo di attacchi di panico e attacchi di panico comportano una maggiore possibilità di idee suicidarie o tentativi di suicidio. Possono aversi nei bambini, ma è una eventualità rara. Gli adolescenti tendono a sminuirli o, se riescono, a nasconderli. Più spesso iniziano in età giovanile (20-30 anni) con lieve maggiore frequenza nelle donne.

Agorafobia
Ansia marcata dovuta alla presenza di almeno due delle circostanze seguenti:

  • Essere in spazi aperti (mercati-ponti-piazze);
  • Essere in spazi chiusi (negozi-cinema);
  • Usare trasporti pubblici (aerei-navi-treni-bus);
  • Essere in fila o tra la folla;
  • Essere fuori casa da soli.

Raro in età infantile, il disturbo si manifesta più spesso in giovani adulti e adolescenti ed è più frequente nelle donne. L’individuo mette in atto “strategie” per evitare o almeno limitare il problema ( lavorare vicino casa per non usare mezzi pubblici). La presenza di “una persona in cui si ha fiducia” ( amico, partner) o “fare qualcosa che distrae” (ascoltare musica, vedere un film) permette spesso di tollerare temporaneamente l’evento ansiogeno. Il decorso è tipicamente cronico.

DISTURBO D’ANSIA DA SEPARAZIONE
Ansia eccessiva che si manifesta quando si realizza o solo si prevede la separazione dalla casa o dalle principali figure di riferimento.
È il disturbo d’ansia più frequente nei bambini di età inferiore a 12 anni, tende ad attenuarsi con la crescita. Molti adulti con tale disturbo non ricordano di avere avuto il problema da bambini. Gli adulti caratteristicamente sono reticenti a realizzare cambiamenti importanti come traslocare, sposarsi, avere figli e mostrano una eccessiva preoccupazione per il coniuge e i familiari. I bambini cercano attenzione costante, sono invadenti e pretenziosi. Rispetto agli altri disturbi sembra maggiore nei bambini la possibilità di comportamenti autolesivi.

MUTISMO SELETTIVO
Persistente rifiuto di parlare in contesti sociali specifici. Relativamente raro, viene solitamente diagnosticato all’inizio della scuola. I bambini tendono ad utilizzare a scuola strumenti non verbali di comunicazione (indicare, scrivere, disegnare). Sottintende “uno stato d’ansia” che sembra originarsi dalla presenza di una condizione familiare di inibizione e ritiro sociale. Se non si interviene l’evoluzione è verso un isolamento sociale crescente e limitante.

DIAGNOSI
All’origine dei disturbi sembra esservi lo spostamento e la sistematizzazione di un’ansia interiore su altro (situazioni, cose) al di fuori del sé.
Senza certezze costanti si è riscontrato che situazioni familiari e ambientali possono favorire il manifestarsi del problema, per esempio educazione, cultura di appartenenza, iperprotezione genitoriale, abusi, genitori poco o affatto presenti durante la crescita dei figli. L’ansia interiore sembra mascherare aggressività represse e inibizioni, anche sessuali.
La diagnosi di disturbo d’ansia necessita di valutazioni ponderate, errori sono facili.
I bambini sono normalmente ansiosi, probabilmente per l’indispensabile bisogno che hanno di figure di riferimento positive (genitori di solito) che di loro si occupino.
Gli anziani sono normalmente ansiosi per gli inevitabili cambiamenti che in misura variabile riguardano funzioni cognitive, comportamentali, autonomia fisica.
Comportamenti ansiosi sono normali in risposta ad eventi stressanti, in questo caso gli stimoli sono adeguati e la reazione si esaurisce nel tempo.
Disturbi d’ansia possono essere secondari all’uso di sostanze e farmaci ( alcol, caffeina, cannabis, antidolorifici, broncodilatatori, insulina, contracettivi orali, corticosteroidi) o dovuti a malattia (ipertiroidismo, feocromocitoma, asma, problemi cardiaci).
Anche l’astinenza da alcol, sostanze illecite e perfino da caffeina può indurre disturbi d’ansia. Detto ciò, caratterizzano i disturbi d’ansia l’essere reazioni eccessive e sproporzionate rispetto agli agenti che li provocano e la loro persistenza, specie se non vengono curati, anche se miglioramenti o remissioni spontanee sono possibili.

TERAPIA

  • Terapia farmacologica soprattutto benzodiazepine e antidepressivi;
  • Psicoterapia;
  • Tecniche di rilassamento, biofeedback;
  • Terapia di esposizione;
  • Ipnosi;
  • Terapia omotossicologica;
  • Fitoterapia;
  • Mesoterapia/agopuntura.

Le benzodiazepine e gli antidepressivi, i più usati, realizzano miglioramenti. La loro assunzione dovrebbe essere controllata e al momento opportuno sospesa. Un impiego cronico è di abituale riscontro e di incerta interpretazione (dipendenza, abitudine, timore). Il migliore approccio terapeutico possibile è quello che prevede più modalità d’intervento.
Il paziente, tuttavia, in particolare se il disturbo è poco invasivo e invalidante, non sembra a volte particolarmente interessato a liberarsene, questo senza tener conto del disagio che arreca alle persone vicine.