COVID – 19: TERAPIA E PREVENZIONE

PREMESSA
Il 31 dicembre 2019 la Cina comunica all’Organizzazione mondiale della sanità la presenza di casi di polmonite di origine sconosciuta a Wuhan. Il 9 gennaio 2020 si ha il primo decesso da Coronavirus in Cina, il 23 gennaio Wuhan viene isolata. Nei giorni successivi la provincia di Hubei (60 milioni di abitanti) è messa in quarantena. Il 31 gennaio due turisti cinesi risultano positivi al virus a Roma. Il 6 febbraio risulta positivo il primo italiano: un uomo rimpatriato da Wuhan. Il 23 febbraio per dieci comuni, fra cui Lodi e Codogno, scatta l’isolamento. L’8 marzo tutta la Lombardia e 14 province tra Piemonte-Emilia Romagna-Veneto e Marche diventano “zona rossa”. L’11 marzo anche il resto d’Italia si ferma. Dal maggio 2020 si ha una graduale ripresa delle attività.
Alla data del 3 ottobre 2020 in Italia dall’inizio della pandemia i deceduti risultano 35.941, nel mondo poco più di 1 milione.
All’inizio della pandemia ho scritto:”l’adozione di comportamenti di contenimento limita il numero di decessi e non collassa i sistemi sanitari, tuttavia dilata il tempo di durata dell’epidemia e realizza una distribuzione non uniforme dei contagi. L’immunità di gruppo si realizza, così, lentamente e non in modo uniforme sul territorio. Altri fattori, come i cambiamenti di stagione, sono allora fondamentali per fermare l’epidemia. Rimane concreta la possibilità che l’infezione persista o si ripresenti”.
Ho previsto questo, ma non ho previsto che comportamenti inadeguati di alcuni opinionisti, giornalisti, politici e perfino medici confondessero la gente accentuando l’ansia, promuovendo così comportamenti irresponsabili o ossessivi.

TERAPIA
Attualmente ( ottobre 2020 ) sono molte le terapie proposte o in studio da associare al trattamento di supporto.

  • Idrossiclorochina
    Clorochina e idrossiclorochina hanno dimostrato una azione antivirale e immunomodulante.
    L’idrossiclorochina è da preferirsi per una maggiore efficacia anche a dosi contenute.
  • Lopinavir/ritonavir
    Il loro impiego è limitato ai pazienti di minore gravità.
  • Interferoni sistemici
  • Anticorpi monoclonali/plasma di convalescenti

PREVENZIONE

  • Il lavaggio frequente e accurato delle mani è la chiave per prevenire l’infezione. Non necessari saponi aggressivi o medicati.
  • Occhi-naso-bocca non devono essere toccati con le mani non lavate.
  • Diluizioni di acqua e alcol al 50% per pulire superfici e oggetti.
  • Molto si insiste sull’uso delle mascherine, non è sbagliato, ma i contatti tra persone e con oggetti e superfici resta un problema.
  • Alimentazione equilibrata e varia. Utili ananas per la presenza di bromelina, vino rosso per la presenza di quercitina e resveratrolo, latte e latticini.
  • Vitamina C: la sua utilità è modesta o nulla.
  • Vitamina D: interviene nella modulazione della risposta immunitaria.
  • Zinco: sembra che inibisca la replicazione virale.
  • Selenio
  • Echinacea: effetto stimolante sul sistema immunitario
  • Omotossicologici
  • Indispensabile un adeguato numero di ore di riposo.
  • Attività fisica

I rimedi che hanno un’azione stimolante, reale o presunta, sul sistema immunitario non devono essere presi dai pazienti con malattie autoimmuni. Le sostanze sopra indicate possono essere impiegate come coadiuvanti nelle forme lievi della malattia.

CONCLUSIONI
Oltre l’80% delle persone contagiate non presentano sintomi o hanno una malattia lieve, alcuni sviluppano una malattia grave, pochi hanno bisogno di ricovero in Terapia Intensiva.
Ad oggi il numero dei deceduti nel mondo, anche se probabilmente sottostimato, è molto basso. L’aumento del numero, entro certi limiti, dei contagiati non deve essere visto come un dato negativo, poiché favorisce il raggiungimento di quella immunità di gruppo utile a fermare la pandemia. Non si può affermare con certezza che la vaccinazione antinfluenzale protegga dal COVID-19. Nel 2019 hanno fatto la vaccinazione antinfluenzale solo il 18% degli italiani, numero assai modesto per dare una protezione ai non vaccinati. E’, quindi, possibile che la popolazione non vaccinata o una buona parte di essa, possegga una qualche immunità verso l’influenza, visto la costante presenza del virus nel mondo e le sue modeste mutazioni. E’ più probabile invece che il Coronavirus del raffreddore possa proteggere dal COVID-19 trattandosi di virus con alcune caratteristiche strutturali e genomiche comuni.
Rifacendoci alla prima pandemia di SARS-CoV di Quangdong è probabile che l’attuale pandemia con oscillazioni sempre meno marcate si esaurisca fra 6-8 mesi.