Morbo di Parkinson Parkinsonismi secondari

Il morbo di Parkinson (malattia di Parkinson, malattia idiopatica di Parkinson, paralisi agitante, Parkinsonismo) è malattia cronica-progressiva di causa incerta, caratterizzata da una perdita di neuroni a livello del tronco encefalico, conseguente calo del livello del neurotrasmettitore dopamina e disfunzione motoria tipica.
Hanno, invece, causa certa i Parkinsonismi secondari:

  1. Ischemico vascolare;
  2. Iatrogeno (neurolettici);
  3. Da tossici (eroina di sintesi, monossido di carbonio, insetticidi, metalli);
  4. Traumatico;
  5. Da tumore cerebrale o ematoma subdurale;
  6. Da encefalite.;

parkinsonIl morbo di Parkinson si manifesta abitualmente dopo i 60 anni di età, meno frequentemente dopo i 40 anni, rara la forma giovanile. Di regola esordisce con tremore alle mani, ma anche alle braccia, gambe, mandibola, lingua, fronte, palpebre. Il tremore è evidente a riposo, quando si lavora o si è emozionati. Il tono muscolare è caratterizzato da rigidità, questa in alcuni pazienti è presente in assenza di tremore. Nel tempo la faccia diviene amimica, i movimenti assai lenti, l’andatura incurvata, i passi piccoli, la voce monotona. Demenza e depressione sono complicanze frequenti. La stipsi è precoce, tardive la disfagia e l’incontinenza urinaria.
Nei Parkinsonismi secondari, oltre ai sintomi descritti, sono individuabili disturbi aggiunti correlati al fattore causale.
La terapia di scelta ha lo scopo di compensare il difetto di dopamina. A tal fine si impiega la L-Dopa, aminoacido precursore della dopamina stessa. La biodisponibilità di tale farmaco è aumentata di 5 volte associando carbidopa o benserazide. Il miglioramento si realizza, ma col tempo si presentano disturbi quali fluttuazioni motorie, movimenti involontari, fasi di benessere seguite da fasi di malessere (effetto ON-OFF). Vengono, pertanto, impiegati anche Dopamino-agonisti, anticolinergici, Selegilina (IMAO) allo scopo di limitare gli effetti collaterali e protrarre nel tempo i benefici.
Oggi meno impiegata è la citicolina. Nella terapia di associazione si dimostra utile soprattutto nel migliorare rigidità e lentezza motoria. Di ottima tollerabilità può essere impiegata a dosaggi di 1000 mg/die o anche più.
Gli atteggiamenti depressivi riscontrabili sono comprensibili, l’insorgenza di una demenza lo sembra apparentemente di meno.
Fin dalla sua insorgenza è auspicabile una condotta delle persone vicine opportuna: relazionarsi, coinvolgere, distrarre, incoraggiare il paziente a mantenere abitudini e attività senza demoralizzarsi.
L’alimentazione gradita e puntuale ha un ruolo significativo perchè elemento di gratificazione e contatto e perchè indispensabile al mantenimento di un buon stato generale. Nell’ambito di una nutrizione attiva non fare mancare frutta a guscio, olio di oliva, pesce, mirtilli, ananas, banane, verdura a foglia, cereali integrali, manzo, pollo, vitello, legumi.
Al bisogno è possibile integrare farmacologicamente, anche in forma galenica.
L’Omeopatia omotossicologica bene si affianca alla terapia ufficiale, per esempio nel controllo dei disturbi d’ansia e dell’umore, dell’incontinenza urinaria, della stipsi, della rigidità.
La massofisioterapia è opportuna, utile iniziarla precocemente.