Nutrizione attiva

Ruolo tra le terapie integrate

Oggi si parla e scrive molto di alimentazione. Il cibo è divenuto moda e il mercato si adegua. I messia del “ come dimagrire “ si moltiplicano. I vegetariani più o meno stretti decantano i benefici del “ verde “, non soffermandosi sul fatto che, nonostante i millenni trascorsi, le nostre caratteristiche anatomiche e biologiche sono in buona sostanza quelle dei nostri antenati più antichi : cacciatori – raccoglitori che si nutrivano esclusivamente di carne, pesce, radici e frutti spontanei.
La verità è che l’ uomo è unico e in questa sua unicità sta anche la capacità di tollerare gli stili nutrizionali più improbabili che, comunque, qualche problema generano nell’ immediato o nel tempo. Dimentichiamo, banalizzando, che il cibo è cultura, storia, tradizione. Dimentichiamo che ciò che conta è la salubrità e il fabbisogno reale e ancora la varietà e la variabilità ( viene da sé, che diverse sono le necessità nutrizionali in Africa e in Norvegia ).
Ciò premesso, possiamo affermare che tutti gli alimenti sono utili nel mantenere lo stato di benessere e che il cibo, pur non potendosi definire farmaco nel significato più ortodosso del termine, ha sicuramente proprietà curative, come compreso già da Ippocrate e ampiamente confermato dalla ricerca scientifica.
Volendo semplificare, senza sminuire, definiamo, quindi, nutrizione attiva quella che prevede l’ assunzione di sostanze e cibi che hanno dimostrato proprietà terapeutiche, anche preventive,  verso specifiche malattie. La nutrizione attiva si affianca così in modo continuo o transitorio a quella passiva abituale.
I medici prescrivono poco i nutrienti attivi, atteggiamento da modificare. Basta considerare i benefici che una nutrizione attiva mirata, insieme agli altri presidi terapeutici, può indurre nelle malattie cardiovascolari e in quella tumorale, responsabili principali di invalidità e mortalità nel mondo occidentale.