Vaccinazine e Covid-19

Originariamente il termine vaccinazione venne coniugato per il vaccino del vaiolo, successivamente è entrato nell’uso corrente per indicare qualsiasi procedura che prevede la somministrazione di un vaccino allo scopo di proteggere l’individuo da microrganismi e tossine. La vaccinazione si fonda su una caratteristica importante del sistema immunitario: la memoria (immunità acquisita).

I vaccini sono fatti da “preparati” o microrganismi interi che sono in grado di attivare la risposta immunitaria senza dare malattia. I vaccini possono anche essere fatti da tossine di origine batterica rese non tossiche (difterite, tetano).
Nella prevenzione delle infezioni virali vengono impiegati vaccini costituiti da virus attenuati, inattivati, particelle virus-simili, componenti virali. Altre formulazioni sono possibili.

I vaccini possono dare reazioni anche gravi. Considerare prima di vaccinarsi la presenza di: allergie, malattie autoimmuni, asplenia, deficit immunitario, febbre, convalescenza, terapia cortisonica, gravidanza, convulsioni, eczemi/dermatiti, cardiopatia severa, diabete instabile, malattie anergizzanti (Hodgkin, leucemie). Una diffusa preoccupazione dei genitori è quella che i vaccini possano aumentare il rischio di autismo. Nel 1998, in effetti, un report sulla autorevole rivista “ The Lancet” ipotizzò un legame tra il vaccino trivalente morbillo-parotite-rosolia e autismo. Studi successivi hanno smentito questa possibilità.

Dopo l’individuazione alla fine del 2019 di un virus a diffusione rapida simile al Coronavirus responsabile della pandemia di SARS del 2002/2003 si è iniziato a progettare vaccini: una grande sfida per proteggere miliardi di persone dal nuovo virus SARS CoV2. Tra i molti vaccini pensati, alcuni ottenuti con l’ausilio della ingegneria genetica, sono di più rapido allestimento, ma meno collaudati. Entro i primi mesi del 2021 un vaccino commerciale potrebbe essere disponibile. Un tempo straordinariamente veloce se si considera che vaccini per nuovi microrganismi hanno impiegato anche 10 anni per essere ottimizzati e distribuiti. C’è chi vede in questa forte accelerazione un elemento di insicurezza. Produttori e regolatori, tuttavia, sono consapevoli che un fallimento o un danno sarebbe per loro e in certa misura per l’umanità un serio problema.
Una certa confusione, nella già caotica e a volte contraddittoria informazione mediatica, ha prodotto l’affermazione che il vaccino protegge dalla malattia, ma non dal contagio, pertanto una persona vaccinata può contagiarsi e quindi diffondere il virus. Questa eventualità, possibile, ma non certa, potrebbe aversi per un tempo limitato subito dopo la vaccinazione. Si tratta, in termini semplici, del tempo necessario al sistema immunitario per “regolare al meglio” l’immunità. E’ opportuno quindi che il vaccinato non smetta di adottare mezzi di protezione per evitare di contagiare gli altri.

Si ritiene che per fermare la pandemia il 70% della popolazione dovrebbe essere contagiata o protetta dalla vaccinazione: è la cosiddetta immunità di gruppo o di gregge. La stessa presumibilmente fermò l’influenza “Spagnola” del 1918 che durò 2 anni, contagiò 500 milioni di persone, ne uccise tra i 50 e i 100 milioni e si sviluppò in 3 ondate.

Per realizzare una vaccinazione di così vasta portata vi sono problemi da affrontare:

  1. Produzione di massa dei vaccini;
  2. Trasporto: sarà necessaria una vasta rete di sistemi di trasporto refrigeranti che dai luoghi di produzione
    portino i vaccini in tutto il mondo;
  3. Distribuzione: sarà necessario nel luogo di destinazione disporre di sedi adeguate di stoccaggio e mezzi
    per la distribuzione;
  4. Strategie di vaccinazione in base alle dimensioni e alle risorse del paese;
  5. Disponibilità di una quantità adeguata di siringhe-dispositivi di protezione- operatori sanitari.

In attesa di tutto questo i mezzi di contenimento nel complesso stanno dimostrando una buona tenuta essendo ad oggi 30/11/2020 i deceduti in Italia 55.035 e nel mondo 1.453.355. Inoltre terapie adottate con strategie diverse si sono dimostrate utili o efficaci e la ricerca di nuovi farmaci non si è mai fermata. La primavera infine, quando sicuramente si avrà un significativo naturale calo dei contagi, non è poi così lontana.